Adolescenti: come stare vicino a un figlio che si chiude

Un figlio che parla poco, si isola o sembra sempre arrabbiato non è per forza in difficoltà grave. Come avvicinarsi senza invadere e quando chiedere un aiuto.
Fino a poco tempo fa raccontava tutto. Ora risponde a monosillabi, passa ore in camera, sembra irritato per ogni domanda. Molti genitori si riconoscono in questa scena. L'adolescenza è un periodo di cambiamenti profondi, e prendere le distanze dagli adulti fa parte della crescita. Tuttavia, come genitore, è normale preoccuparsi.
Cosa può esserci dietro il silenzio
Un ragazzo che si chiude può avere tante ragioni: la fatica di capire chi è, la paura di non essere all'altezza a scuola, un conflitto con gli amici, l'imbarazzo nel parlare di sentimenti. Spesso non ha le parole per spiegarlo, e non è detto che sia un segnale di problemi seri.
Come avvicinarsi
Alcune attenzioni possono aiutarti a restare vicino senza invadere:
- scegliere momenti informali per parlare, come in auto o mentre si cucina insieme, senza lo sguardo diretto di un interrogatorio
- fare domande aperte e ascoltare le risposte senza correggere subito
- riconoscere le sue emozioni prima di dare consigli ("capisco che sia stata una giornata pesante")
- rispettare il suo bisogno di spazio, facendogli sapere che ci sei
- evitare di leggere il telefono o le chat di nascosto, che spesso rompe la fiducia
Segnali da osservare
Merita attenzione se, per diverse settimane, noti che tuo figlio non vuole più andare a scuola, rinuncia ad attività che amava, dorme o mangia in modo molto diverso dal solito, appare spesso triste o molto ansioso, o si allontana da tutti gli amici. In questi casi può essere utile un confronto con una psicologa.
Come lavoro con i ragazzi
Dai 14 ai 19 anni, il percorso inizia con un colloquio a cui partecipano anche i genitori. È il momento in cui ascolto le vostre preoccupazioni e spiego come funziona la riservatezza. Poi incontro il ragazzo da solo, con calma e senza forzature: all'inizio può bastare anche poco, perché la fiducia si costruisce con il tempo.
Non chiedo ai ragazzi di aprirsi su tutto subito. Lascio che sia lui o lei a scegliere di cosa parlare. Ai genitori, quando serve, offro indicazioni pratiche su come stargli vicino, nel rispetto di ciò che mi è stato confidato.
Un ultimo pensiero
Non esiste un genitore perfetto. Esiste chi ci prova, sbaglia, riprova. Chiedere aiuto per sé o per un figlio è un gesto di cura.
Se desideri parlarne, puoi scrivermi dal modulo di richiesta. Ti spiego come procediamo e fissiamo un primo incontro.



